Primo day off.
Una boccata d’aria fresca in questi 108°F.
Niente sveglia all’alba e niente ritorno in metropolitana di notte con i piedi rotti.
Due giorni di break dalla crema e i biscotti di meliga.
Nel frattempo mi hanno raggiunto Francio e Edo dalla terra dei mandolini riportandomi un po’ di nostalgia.
Ieri mi è così toccata giornata super turistica con mio fratello all’NBA store,dove si è ripetutamente fatto battere alla gara di canestri da un bimbetto del bronx vestito burton dalla testa ai piedi e dove un tizio in mezzo alla fifth ci ha chiesto se volevamo dei documenti falsificati.Ovviamente mio fratello ci ha attaccato bottone concludendo con:”Shit I’m sorry,I already have one!”.
A fine giornata siamo stati raggiunti dal pellegrino Edo che per trovare casa nostra si è fatto tutta la Broadway dalla 49esima a Battery Park a piedi.Vi giurò che con 38° è da suicidio.E’ un po come il cammino di santiago..andatevi a vedere una cartina.
La sera gli ho costretti invece ad andare in quello che per me,se pur banale,scontato,commerciale,è uno dei posti più belli di Manhattan: Times Square. Che per me va vista rigorosamente solo di notte. Camminando per raggiungerla sentivo già il suo caos silenzioso,il delirio preannunciato da fasci di luce senza una direzione.Poi fai un passo,giri l’angolo dopo l’Apollo Theatre e ti ritrovi li.In mezzo al tutto,in mezzo al niente.In mezzo al maggior spreco di energia luminosa della East Coast. Sono rimasta mezz ora con il naso per aria a godermi quella scarica di energia. Le luci,i flash,le insegne. Sei talmente coinvolto nella teatralità della scena da non riuscire a capire dove inizia e dove ha una fine. Non lo so è qualcosa di talmente grande rispetto a un piccolo turista come me,che non riesci a staccargli gli occhi di dosso ed emozionarti ogni volta in un modo diverso.
E’ tutto molto consumistico e sa molto di quella New York ex glamour e ex innovativa che ora si sta ripiegando su se stessa lasciando un enorme carcassa di ricordi alimentati solo da questo cuore di latta e neon che pulsa nel centro dell’isola. Ora c’è l’Asia,ci sono le grandi nuove metropoli del medi oriente.Tutto questo è solo una vecchia favola di speranza di qualche naufrago di Ellis Island,che ama ancora credere nel nuovo mondo o nel ‘Sex and the City’modo di vivere.
Dopo una lunga dormita oggi mi sono ricatapultata sull’asfalto alla ricerca di qualche nuova storia e ho incrociato il South Marketplace,con le sue navi dell’800 ormai ricoperte di alghe e la sua puzza di fish’n’chips,e Soho,un quartire che mi ha sempre messo tranquillità per i suoi palazzi bassi e spesso colorati dalle strutture più inglesi. Anche qui oggi rimane solo una scia del governo del lusso e dei grandi Real Estate che stanno mangiando i vecchi quartieri emergenti.
Forse una delle piccole parti rimaste intatte nello spirito è Brooklyn.Ma questa sarà un’altra storia,un ‘altra missione,un altro giorno.
Ora mi aspetta una Ny pizza se riesco a smuovere le chiappe di mio fratello dal letto a due piazze che ormai ha le sembianze di una cuccia.
Icecreamgirl.
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